«Essere o non essere?», si chiedeva Amleto.
Dopo tanto tempo, alcuni pensano che il sipario non debba mai calare, che tutto vada bene così, e che cambiare porterebbe a una tragedia peggiore.
Infatti, cari cittadini, dovete sapere che dopo vent’anni di regno, Sua Maestà non sembra intenzionato a lasciare il castello.
Pare più orientato a un’operazione di ingegneria dinamica: la prode scudiera con la fascia tricolore e Lui nuovamente in campo da consigliere, comodamente sistemato per altri 5 anni dietro le quinte. Un governo ombra, insomma.
Il Trono di Spade, versione caiatina, con la differenza che a Westeros almeno ogni tanto qualcuno cambiava casata.
Il piano è semplice: cambia il volto sul manifesto, ma resta il Regista dietro le quinte. Una specie di franchising politico, con ricambio generazionale controllato rigorosamente.
Tutti i suoi vassalli aspettano il giorno in cui il Regista salirà sul palco per spiegare loro (come si fa con gli attori) cosa devono recitare, mentre il pubblico applaudirà convinto di assistere a una prima assoluta.
Naturalmente è solo una metafora teatrale. Ogni somiglianza con fatti, persone e strategie politiche realmente esistenti è puramente caiatina.
Se davvero si ritiene che la soluzione per il futuro della città sia cambiare il volto sulla porta dell’ufficio del sindaco lasciando il “Vecchio Regista” seduto dietro la scrivania, allora si sta chiedendo ai cittadini di applaudire una sceneggiatura.
Il paese non appartiene a chi controlla le liste, distribuisce ruoli o sceglie il proprio successore. Appartiene ai cittadini, compresi quelli che non applaudono, quelli che dissentono e quelli che da decenni aspettano un’alternativa.
Se fare il sindaco è l’unico mestiere della propria vita, forse il problema non è trovare un successore, ma immaginare la propria vita senza la fascia tricolore.
Ci dica Dott. Giaquinto (è dottore lei?): quando osserva un suo concittadino che ha trascorso vent’anni a costruirsi una professionalità, un’attività o un mestiere, le è mai capitato di chiedersi che cosa significhi avere un’identità al di fuori della politica?
Se domani mattina non ci fosse più una fascia tricolore da indossare, quale sarebbe il suo prossimo mestiere?
Ing. Giaquinto (è ingegnere lei?): non teme che, quando non avrà più la fascia tricolore, si ritroverà a passeggiare per Caiazzo chiedendosi come mai, dopo vent’anni di potere, improvvisamente nessuno la saluti più in pubblico?
Noi lo sappiamo, Sindaco: la sua più grande paura è scoprire che, senza il potere, potrebbero sparire anche i saluti e le attenzioni a cui si è abituato in vent’anni. Ed è proprio per questo che oggi sembra temere sempre di più il confronto pubblico, quello vero, senza filtri né protezioni istituzionali.
Professor. Giaquinto (è professore lei?): ignorare sistematicamente le critiche sulla sua pagina Facebook e rifugiarsi nella pubblicazione di fotografie in compagnia di altre persone, contando sui like che Quelle Persone inevitabilmente raccolgono. Sindaco le sveliamo una realtà che fa finta di non vedere: quei like non sono per lei, ma sono rivolti a chi le sta accanto nella foto, non a chi cerca di comparire nella stessa fotografia. E confondere la popolarità degli altri con il proprio consenso politico può essere un errore molto costoso, soprattutto quando arriverà il momento di misurarsi davvero con i cittadini.
Perché il potere può essere un incarico. Ma una città non può diventare il palcoscenico personale di nessuno.
Per questo, Sindaco, quando ci incontreremo sul palco del comizio — perché noi una lista la presenteremo davvero — le consigliamo di lasciare nell’armadio gli abiti eleganti: con tutto il malcontento che potrebbe emergere, qualche metaforica mela marcia rischierebbe di rovinarle la giacca. Sempre ammesso, naturalmente, che ci sia ancora qualcuno disposto a fermarsi ad ascoltarla.
Non si illuda, Sindaco, di riuscire a insinuarsi anche questa volta tra le nostre fila, come riteniamo sia accaduto in passato, quando la lista avversaria finì per dissolversi prima ancora di poter dare battaglia. Questa volta non ci saranno retroscena né giochi di corridoio: ci conoscerà sul palco, faccia a faccia, davanti ai cittadini di Caiazzo. E lì non basteranno le manovre politiche: parleranno i fatti, le idee e il coraggio di metterci la faccia.