Cittadini di Caiazzo,
guardate bene questo atto allegato chiamato: DEFINIZIONE AGEVOLATA, EX ART. 1/COMMI 231-252 L. 197/2022, (ROTTAMAZIONE QUATER) impegno di spesa RATE annualita 2026.
Non è carta tecnica. È una confessione scritta. Il Comune di Caiazzo ammette nero su bianco di non aver pagato le tasse dovute allo Stato, accumulando oltre 220.000 euro di debiti fiscali. Non una svista. Anni di mancati pagamenti.
Se fosse stato un cittadino qualunque, sarebbe stato strozzato. Essendo il Comune, viene salvato.
E chi paga? Sempre voi. Nel solo 2026 quasi 26.000 euro di soldi pubblici verranno usati non per strade, non per scuole, non per servizi, ma per coprire errori amministrativi. E questo fino al 2027.
Questo significa una cosa sola: l’amministrazione Giaquinto non ha saputo gestire nemmeno l’ordinario. Un Comune che arriva al condono fiscale ha già fallito. Si firma un atto, si paga a rate, si abbassa la testa e si spera che nessuno capisca. Ma noi abbiamo capito.
Un Comune che non paga le tasse non è autorevole. Un’amministrazione che vive di condoni non è credibile.
Un potere che non risponde dei propri debiti non è degno.
Questo documento resterà. Perché è la prova che il problema non sono i cittadini.
Passiamo al secondo documento in allegato: APPROVAZIONE DEL BILANCIO DI PREVISIONE FINANZIARIO 2026 – 2028 (ART. 151 D.LGS. N. 267/2000 E ART. 10 D.LGS. N. 118/2011)
Ci dicono che il bilancio è “in equilibrio”. È vero. Ma è l’equilibrio di un corpo legato e immobilizzato. Nel 2026 il Comune parte già con 212.000 euro di disavanzo da ripianare, soldi sottratti ogni anno ai servizi essenziali solo per pagare il passato.
Le entrate correnti sono rigide, bloccate. Le aliquote sono al massimo consentito dalla legge.
Traduzione: non si può abbassare nulla. Mai. Le tasse restano alte perché il Comune non può permettersi di respirare.
Il Comune ammette una cosa gravissima: la capacità di riscossione è inferiore al 47% (è scritto nero su bianco nella relazione del Consigliere Mondrone, nel verbale del Consiglio comunale allegato alla delibera di bilancio: “I parametri di deficitarietà evidenziano una capacità di riscossione complessiva inferiore al 47%.”
Più della metà delle entrate non viene incassata. Sapete cosa significa? Che chi ha sempre pagato paga anche per chi non ha pagato. E che l’amministrazione non è stata capace di far rispettare le regole.
Il bilancio vive appeso ai finanziamenti esterni: fondi statali, regionali, PNRR. Senza quelli, crolla tutto. Altro che autonomia: questa è dipendenza strutturale.
L’anticipazione di tesoreria da 5 milioni di euro è “tecnica”. Ma il fatto che sia prevista significa una cosa sola: la cassa è fragile.
Si parla di “lotta all’evasione” in questo testo, mentre si approva un bilancio che vive di condoni, rottamazioni e recuperi tardivi.
E’ un bilancio che non promette sviluppo: promette sopravvivenza. Non libera risorse: le prosciuga. Non investe sui cittadini: li spreme.
E tutto questo viene approvato all’unanimità, senza una sola voce critica, senza un solo voto contrario.
Un Comune che vive così non è povero è mal gestito. E un’amministrazione che presenta questo bilancio non può chiedere fiducia. Può solo pretendere silenzio.
Ma il silenzio è finito.
1 pensato su “La confessione scritta di un fallimento”